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Titolo: | I primi antifascisti |
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| Autore: | Andrea Ventura | |||||
| Collana: | L'orologio di Mnemosine | |||||
| Pagine: | 232 | |||||
| Formato: | 15x21 | |||||
| Legatura: | brossura cucita | |||||
| Prezzo: | € 18,00 | |||||
| ISBN-10: | 88-96647-21-5 | |||||
| ISBN-13: | 978-88-96647-21-9 | |||||
| Pubblicazione: | novembre 2010 | |||||
| Storiografia archivistica contemporanea. Presentazione di Paolino Ranieri | ||||||
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I primi antifascisti nasce a seguito di una lunga ricerca tra biblioteche ed archivi, ma anche grazie ad alcuni incontri. Uno dei più importanti è stato quello con Paolino Ranieri che con la sua lucida testimonianza è riuscito a farmi capire l’importanza della continuità dell’antifascismo. Queste pagine rivestono interesse per lo studioso di professione, che troverà nuovi elementi di arricchimento di un quadro di conoscenze del periodo che ancora attende di essere ricostruito con sistematicità; ma anche per il lettore di storia e per il cittadino che voglia conoscere la storia della società italiana e del suo territorio, che intenda riflettere intorno all’esperienza fascista e alla relazione tra violenza e politica che periodicamente si manifesta in questo paese. Ma questo libro – sia consentito affermarlo a chi lo ha visto crescere pagina dopo pagina – è anche un esempio di vitalità e ricchezza. Perché è il frutto della passione, intellettuale e civile al contempo, di un giovane che si è interrogato sulla storia del proprio territorio e su di un periodo cruciale della storia del paese. Che lo ha fatto tenendo insieme questioni storiografiche e domande politico-civili, contro ogni difficoltà di reperimento del materiale documentario e nel contesto di una politica della ricerca e della cultura che costantemente frustra le migliori energie creative e gli entusiasmi tanto dei giovani ricercatori quanto degli studiosi appassionati del loro lavoro. Di questi tempi non è poco. (estratto dalla prefazione di Luca Baldissara) L’estate del 1921 fu l’estate dell’offensiva fascista contro esponenti e strutture dei lavoratori. I partiti e tutte le tradizionali organizzazioni operaie, in preda al panico, non riuscivano a difendersi dalla violenza delle camicie nere. Gli unici che contrastarono i seguaci di Mussolini furono gli Arditi del popolo. I primi antifascisti pianificarono la difesa di intere comunità, organizzarono posti di blocco e perlustramenti del territorio, influirono sui comportamenti di Giunte comunali, Prefetture e Questure. Opposero violenza a violenza. Chi erano questi uomini? Qual era il loro substrato sociale e politico? Per quali motivi le loro azioni non possono essere messe sullo stesso piano di quelle fasciste? Quali furono le ragioni della loro sconfitta? Ricostruendo minuziosamente un particolare episodio storico, “I primi antifascisti” cerca di rispondere a questi quesiti, esplorando il clima che si respirava in Italia nei mesi precedenti alla marcia su Roma, mettendo in luce continuità e rotture di una violenza politica inaugurata dagli interventisti nel 1915.
Sarzana, estate 1921 Il 21 luglio, a Sarzana, un drappello di Carabinieri e Guardie Regie fece fuoco su 500 fascisti giunti in Lunigiana per liberare Renato Ricci ed altre 11 camicie nere rinchiuse nella fortezza di Sarzanello, dal 17 dello stesso mese, per aver organizzato una cosiddetta “spedizione punitiva” che causò la morte di sei cittadini. Nel conflitto a fuoco morirono sei camicie nere, da una parte, e un caporale di fanteria, dall’altra. Altri otto fascisti caddero sotto i colpi degli Arditi del popolo e di semplici cittadini in armi, insorti per difendersi dall’aggressione subita.
L'autore:
è nato nel 1983 a Viareggio e si è laureato in storia contemporanea presso l'Università di Pisa con questo lavoro, sua prima pubblicazione. Si occupa di storia dei sindacati, dei movimenti sociali e politici, con particolare attenzione per la Toscana e la Liguria. Nel 2010 ha conseguito un Master di secondo livello in Didattica delle discipline letterarie, finanziato dalla provincia di Lucca. Lavora nel campo delle ricerche sociologiche e di mercato ma sta cercando, sfidando i tempi avversi, di diventare insegnante di storia e filosofia". Paolino
Ranieri nato a Sarzana nel 1912, si iscrisse al PCd’I alla fine del 1932, diventando responsabile del gruppo giovanile comunista. Nel 1937 venne arrestato insieme ad altri 60 antifascisti. Per un condono fu liberato nel marzo 1940. Il 27 luglio 1943 Ranieri organizzò una manifestazione a Sarzana per la caduta del fascismo e il 9 settembre si rifugiò sui monti per organizzare la lotta partigiana con la brigata Muccini. Commissario di distaccamento e poi di brigata, ferito gravemente in combattimento, venne arrestato dalle brigate nere. Rinchiuso a La Spezia, sfuggì fortunosamente alla morte. Partecipò poi alla liberazione di Sarzana e dal 4 aprile 1946 al 19 maggio 1971 fu sindaco, ininterrottamente, di Sarzana, guidandone la ricostruzione e lo sviluppo. Paolino, fino alla recente scomparsa, è stato presidente dell’ANPI locale e consigliere nazionale dell’Associazione Perseguitati Politici. Luca
Baldissara insegna storia contemporanea presso l’Università di Pisa. Dirige il Centro studi R60 – centro di studi sindacali e di storia contemporanea e la rivista 900. Per una storia del tempo presente. Si occupa di storia istituzionale ed amministrativa, di storia della guerra e della Resistenza, di storia del sindacato e dei movimenti sociali e politici. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi, l’ultimo, scritto insieme a Paolo Pezzino, è “Il massacro. Guerra ai civili a Monte Sole”. |
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