Titolo: Coplas de Guadalajara  


Autore: Beppe Grossi
Collana: Le opere e i giorni
Pagine: 104
Formato: 15x21
Legatura: brossura cucita
Prezzo: € 15,00
ISBN-10: 88-95010-88-4
ISBN-13: 978-88-95010-88-5
Pubblicazione: ottobre 2009
   
   

   

    Una scrittura sobria, personale, che all’elemento autobiografico - nel colore del sentimento soprattutto - si concede con misura, velando con un registro vagamente scanzonato il malinconioso rapimento che pervade il racconto.

       Che di un lungo racconto si tratta, di una vicenda di “amore e morte”; ma se per ciò rientra perfettamente nella cornice classica del romanzo, vi si iscrive con ben nuova tenuta stilistica. E si fa leggere d’un fiato.

     Ben ponderato, tra un incipit che allude a un arcano da svelare, e infine il rapido procedere dell’investigazione e dello scioglimento, il racconto si svolge agile, e via via par quasi che su di una mappa ben disegnata il rosso del sangue dilaghi. È il sangue versato negli anni ’36 e ’37, nel corso della guerra di Spagna, nel contrapporre civili e connazionali in un conflitto voluto da una pervicace inumana volontà di conculcare la libertà, prova generale di quell’altro conflitto che non conobbe confini di terre e di popoli.

     Ad ogni pagina, la guerra si fa più vicina, con le strategie di morte, con gli inganni, con la diplomazia che trama in segreto e intreccia destini, ed evoca nel lettore, nella pur sobria narrazione, in alcuni momenti, il ricordo attuale di quelle parole di Leonardo, che definiva appunto la guerra “pazzia bestialissima”.

     La condizione drammatica dell’uomo coinvolto suo malgrado in eventi e situazioni che non può cambiare si rende manifesta nell’esplodere del male, con le sofferenze lamentate e anche quelle non confessate, e quelle indicibili.

     Così si fanno più intensi e splendenti i momenti amorosi.

     Ma ancora una volta Beppe Grossi, quando canta l’amore, non lo riserva agli amanti, ma dell’amore pervade il sistema di relazioni che si vengono stringendo e lo mescola in destino inesorabile al male e al dolore.

     Così i volti si sfumano e i diversi personaggi, pur rappresentati nella loro personale identità, si fondono come in un corale che canta il doloroso mistero della esistenza. Nella luminosa icona che il ricordo compone degli affetti amicizia amore cameratismo lealtà - in qualche modo, in qualche luogo, la salvezza trova, nella testimonianza, il suo sigillo: confermata dal registro insieme conversevole, quasi goliardico, che apre il quadro dei ricordi, con il funerale “felliniano”, il locale “della o dalla Dina”, e il policromo affresco degli avventori, fa sì che il dolore si stemperi in una coscienza di universale umana appartenenza.   (dalla introduzione di Elvira Landò)

 

L'autore:

Giuseppe (Beppe) Grossi

è nato a Milano il 1° ottobre 1928, dove si è laureato in Architettura presso il Politecnico; in seguito (Londra, 1964) ha conseguito un master in Composizione architettonica ospedaliera che lo ha condotto a un breve insegnamento presso il Politecnico di Milano. Ha collaborato, con articoli e corrispondenze,  a “La voce repubblicana”, “Paese sera”, “Il lavoro italiano”, “Iniziativa sanitaria”, “Edilizia popolare” e altri. Attualmente collabora con Tigullio Menabò News. Per i nostri tipi ha pubblicato “Moduli 24/1952-46/1974”, “Margherita Giovanna peschereccio d’altura, Una storia d’amore nel Tigullio”.

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