“90 morti al giorno, più di 30.000 all’anno” causati
dal Servizio (a questo punto sarebbe meglio chiamarlo “disservizio”)
Sanitario Nazionale: questa la drammatica notizia data (senza, però, il
necessario risalto, quasi fosse una “bazzecola” qualunque) dai maggiori
media di “Babelital”, la nazione che, da qualche tempo, ha preso il
posto di quello che era il Bel Paese (che non è un formaggio)! Se a
questo numero aggiungiamo i feriti, che in ogni bollettino di guerra
sono sempre almeno il doppio dei morti, qui la statistica non ci aiuta,
ma possiamo facilmente immaginare almeno 200 feriti al giorno, ci
troviamo di fronte a più di 600 morti e più di 1500 feriti alla
settimana, una cifra che possiamo paragonare alla distruzione, con
relative vittime, di un
grande policlinico, che crolla su suoi ricoverati facendone strage.
Letteralmente sbigottito di fronte a questi dati, un mio intimo amico
Medico, Cardiologo di vasta esperienza (a proposito è dal
1976 che mette “pacemaker” senza problemi di sorta, ma c’è chi
recentemente è dovuto volare addirittura negli Usa per farsene
impiantare uno senza correre inutili rischi!), mi ha raccontato,
ovviamente a modo suo, come siamo arrivati a questo punto, giungendo
alla conclusione che, come diceva il grande Gino Bartali, a cui vanno i
più sentiti ringraziamenti per la gentile collaborazione: “gli è tutto
da rifare”! A questo punto non mi è restato altro da fare che
trascrivere le sue parole, aiutato da mio figlio “che sa di lettere” e
da mia nipote “che sa di disegno”, e portare tutto dall’editore che,
bontà sua, lo ha dato alle stampe.
Gli autori:
Paride Paparella
Medico di grandissima esperienza, sia nella sanità pubblica che in
quella privata, ha vissuto in prima persona gli ultimi cinquant’anni di
storia della medicina e non ha ancora appeso il camice al chiodo. Tra
una visita e l’altra, trova anche il tempo per continuare a studiare e
ad aggiornarsi come se dovesse ancora sostenere l’esame di laurea.
Ultimamente ha deciso di mettersi anche a scrivere e
Babetital è la sua opera
prima.
Alessandro Paparella
Giornalista esperto di tempo libero, considera un lavoro tutto quello
che per gli altri è solamente un hobby, ha collaborato con numerose
testate giornalistiche italiane e estere ed è attualmente vicedirettore
del periodico “Romaneapolis”. Non ha mai voluto fare il medico, anche se
respira aria di ospedale praticamente dalla nascita, grazie ai racconti
di suo padre. Nel 1996 ha pubblicato il libro in inglese.
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