FRANCESCO GNECCO
Note
biografiche di Maurizio Tarrini
I biografi che si sono occupati di Francesco Gnecco ci hanno spesso
tramandato notizie inesatte perpetuatesi fino ai nostri giorni. Le fonti
che sembrano essere degne – almeno in parte – di una certa attendibilità
sono essenzialmente due: una
Necrologia firmata Ric. e
una biografia anonima ma in realtà dovuta a Luigi Grillo (1811-1874). La
prima uscì il 5 febbraio 1811 sul «Giornale Italiano» (Milano) e
all’incirca nello stesso periodo su «Il Redattore del Reno» (Bologna),
poi venne ripresa nel 1812 in traduzione tedesca dall’«Allgemeine
Musikalische Zeitung». La seconda apparve ne «Il Nuovo Poligrafo»
(Genova) del 6 febbraio 1830 e successivamente – con qualche modifica –
nel «Giornale degli Studiosi di Lettere, Scienze, Arti e Mestieri» del
1869 e nell’Appendice ai tre
volumi degli Elogi di Liguri
illustri uscita nel 1873; in quest’ultima versione lo stesso Grillo
ci informa che nel 1830 era stato incaricato «di raccogliere notizie
storiche sul Gnecco». Altre notizie di prima mano si leggono negli
«Avvisi» di Genova degli anni dal 1790 al 1797.
Il breve profilo biografico che segue si basa su queste fonti e su
alcune verifiche effettuate dallo scrivente negli archivi di Genova e di
Milano; verifiche non ancora terminate e complicate da casi di omonimia.
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Francesco Gnecco nacque a Genova nella seconda metà del ’700. La data
esatta non è ancora stata ritrovata e le proposte al riguardo oscillano
tra il 1764 e il 1774: 1764 secondo Grillo; 1767-68 se si considera
l’età di 43 anni indicata in un articolo uscito nella «Gazzetta di
Genova» del 29 giugno 1811; 1769 se si ritiene esatta l’età di 23 anni
indicata negli «Avvisi» del 12 maggio 1792 (Gervasoni, Fétis e altri);
1770 secondo Eitner; 1774 se si assume come esatta l’età di 36 anni
dichiarata nel certificato di morte (v. più avanti). Del tutto
inattendibile è il 1780, indicato dal Regli.
Secondogenito di quattro fratelli, figli di Giambattista Gnecco e
Antonia (non è noto il cognome da nubile) – una famiglia benestante (la
Necrologia parla di «onesti e doviziosi negozianti») – Francesco fin
dall’infanzia «die’ prove d’una grandissima disposizione allo studio
delle belle lettere e della Poesia, che apprendeva sotto dei PP.
Scolopi», ma la perdita dei registri degli allievi delle Scuole Pie di
quegli anni non ci consente purtroppo di verificare la notizia. Poiché
il bambino manifestava anche una «decisa inclinazione per il violino»,
il padre lo affidò dapprima a tale Molfiga, che all’epoca primeggiava in
Genova tra i «dilettanti» di questo strumento, e in seguito a Giacomo
Costa, figura di prestigio e maestro di Paganini.
Gli «Avvisi» del 16 gennaio 1790 e la
Necrologia del 1811 concordano
nell’attribuire al Gnecco un periodo di formazione sotto la guida di
Giovanni Lorenzo Mariani (1722-1793), lucchese, maestro di cappella
della Cattedrale di Savona dal 1753 al 1792. Ma una volta giunto a
Savona il giovane si sarebbe dedicato a tutt’altro: «sciolto dalla
soggezione paterna egli spendeva il suo tempo tra gioconde brigate: ad
altro non pensava che agli amoreggiamenti ed alle galanti imprese,
occupandosi solo nel recitar commedie, in festini ed in giuochi»,
anziché frequentare le lezioni del Mariani.
Allo stato attuale delle ricerche non è possibile documentare la
presenza di Gnecco a Savona; tuttavia l’impiego del «doppio coro»
- tecnica contrappuntistica
cara al maestro lucchese – nella messa composta e diretta dallo stesso
Gnecco per l’incoronazione di Alerame Maria Pallavicino a doge della
Serenissima Repubblica di Genova (12 gennaio 1790), e in altre sue
composizioni ricordate negli «Avvisi», è certamente indicativo di un
qualche legame col Mariani.
Richiamato a casa dal padre, Gnecco «non cangiò costume» ma si dedicò di
più allo studio facendo progressi rapidissimi. Tra il 1790 e il 1797 le
cronache genovesi registrano diverse sue esecuzioni in ambito
ecclesiastico nella veste di compositore e di direttore, mentre i
libretti d’opera, i manoscritti e le edizioni superstiti documentano la
sua attività in campo teatrale e strumentale in varie città italiane e
all’estero.
A questi scarni dati biografici si può aggiungere che nel censimento di
Genova del 1808 Gnecco risulta assente; vi si trova invece il figlio
Paolo, nato nel 1797, a carico di tale Margherita Savio che risulta
essere anche la proprietaria dell’appartamento, ubicato nel sestiere di
Molo in Stradone di S. Agostino al n. 967, dove il bambino risiede.
«Dopo una stentata ma gloriosa vita» Francesco Gnecco morì di
«tisichezza» il 13 agosto 1810 nell’Ospedale Maggiore di Milano,
all’età di 36 anni, «in stretta miseria
ridotto», lasciando incompiuta l’opera buffa
Conversazione filarmonica.
All’epoca risultava residente nell’ambito della Parrocchia di S. Fedele
ma non figura nello Stato d’anime
della stessa relativo agli anni 1809-10. Per onorarne la memoria, il
Corpo Filarmonico della Città di Genova fece eseguire il 27 giugno 1811,
nella Collegiata di N.S. delle Vigne, una solenne messa di requie
musicata espressamente da Giovanni Serra (1788-1876).
Un suo ritratto figurava – assieme ad altri sette dei «più segnalati
filarmonici della Liguria», opera di Benedetto De Leonardi – tra
gl’intercolunni della sala dei concerti del Civico Istituto di Musica di
Genova, fondato nel 1839, un tempo ubicato in cima alla salita di
Mascherona nell’ex Monastero delle Grazie.
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Per quanto sappiamo, l’esordio di Gnecco avvenne nel 1790 con la citata
messa per l’incoronazione del doge Pallavicini. Due anni dopo, forse su
invito di alcuni amici, scrisse il libretto e la musica dell’opera buffa
Madama Auretta e Masullo o Il Contratempo, che fu rappresentata con
successo al teatro S. Agostino di Genova l’8 maggio 1792: è questa la
sua «prima fatica» teatrale «trovandosi
nella fresca età di 23 anni». Nell’arco di pochi anni compose (talvolta
scrivendone anche il libretto) e fece rappresentare circa 25 tra opere
buffe, opere serie e farse, nei teatri di Genova, Napoli, Venezia,
Milano, Firenze, Parma, Bologna, Roma, Padova e Livorno. L’affermazione
sulla scena internazionale avvenne con l’opera buffa
La prova di un’opera seria
data alla Scala di Milano il 16 agosto 1805: un successo immediato e
duraturo attestato dalle numerose esecuzioni, in Italia e all’estero,
l’ultima delle quali risale al 1860. L’opera venne riproposta
nell’ottobre del 1986 al teatro di Pisa (regia di Ugo Gregoretti,
direttore Angelo Cavallaro).
Gnecco fu inoltre apprezzato compositore di musica sacra e di musica
strumentale. Scrisse varie sinfonie, trii e quartetti concertanti,
quintetti, sestetti, notturni, sonate a quattro. Alcune sue composizioni
furono pubblicate a Parigi e a Vienna, altre sono conservate manoscritte
in biblioteche italiane e straniere.
Non esiste attualmente un catalogo o uno studio esaustivo sull’opera di
Francesco Gnecco.
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