AGOSTINO MASCARDI

nacque a Sarzana nel 1590 da Alderano e Faustina De Nobili; fece i primi studi nel collegio romano dei Gesuiti, dei quali appena diciottenne vestì l’abito. La Compagnia lo mandò a insegnare retorica ai fanciulli: a Parma, a Piacenza e infine a Modena. Qui riuscì a far valere il suo talento letterario e diventò poeta della famiglia ducale estense. Compì qualche imprudenza che lo fece espellere, nell’ottobre 1617, dalla Compagnia di Gesù. L’intelligenza, anche pratica, non gli mancava, e così continuò la sua ascesa: segretario di un cardinale, a Roma ebbe l’incarico di leggere un’orazione latina ai cardinali riuniti in conclave per eleggere il successore di Paolo V. Ma poi, rispondendo incautamente con un libello a un libello sul conclave, riuscì a inimicarsi un po’ tutti e fu licenziato.

A Genova, celando l’avvenuto licenziamento, ottenne l’incarico di «lettore pubblico» della repubblica, e anche il frutto di questa sua attività apparve più tardi a stampa col titolo Discorsi morali su la Tavola di Cebete Tebano (Venezia 1627). Da Genova si spostò, nuovamente al servizio di un cardinale, a Roma: dove si dedicò agli studi storici prefiggendosi di proseguire la Storia d’Italia di Guicciardini; per intanto diede un saggio del più ampio disegno scrivendo La congiura del conte Gio. Luigi de’ Fieschi, che gli procurò immediato successo e denari.

Accantonata la progettata storia d’Italia, Mascardi scrisse in questi anni il suo capolavoro: Dell’arte historica, che uscì a stampa in Roma nel 1636: un’opera imponente divisa in cinque ampi «trattati» che muovendo dalla definizione della storia passano all’analisi del concetto di verità storica e dei rapporti tra storia e politica. Il successo fu enorme, e non a torto Croce chiama quest’opera il «trattato che allora faceva testo».

Malato, pieno di pensieri e rimorsi, si ricoverò a Sarzana; chiamato dal cardinale Maurizio di Savoia a Nizza, ci andò, arrivandovi in fin di vita; ritornato a Sarzana, vi morì, appena cinquantenne.

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